“Sono fiero del mio nuovo tatuaggio. Non mi pareva vero quando due settimane fa quegli aghi pieni di inchiostro incidevano la pelle del mio avambraccio. Nessun dolore, ogni piccola puntura era come un’iniezione di pura adrenalina, che mi faceva correre brividi di eccitazione su e giù per la schiena. Finalmente ero qualcuno. Finalmente ero grande. E chi ci sarebbe più tornato ai soliti addestramenti con gli altri bambini? Era finito il tempo delle stupide lotte coi bastoni, delle corse sfiancanti sulla sabbia bollente, del sapore della saliva impastata con polvere e sangue, delle umiliazioni inflitte dai presuntuosi caporali quindicenni. Questo tatuaggio è il mio viatico per la storia degli adulti. Ora sono parte di un grande esercito, di un’orda invincibile che finalmente annienterà le forze dei nemici maledetti da Dio. Quei cani rabbiosi, con le uniformi sporche del sangue del nostro popolo, che hanno bruciato i nostri villaggi con la benzina e i lanciafiamme, hanno sparso il loro seme infetto tra le nostre madri e sorelle, hanno ucciso senza pietà vecchi e bambini, hanno saccheggiato il nostro cibo.
Ma finalmente siamo arrivati alla battaglia che cambierà il corso della storia. Siamo alla resa dei conti, e io sono qui a dare il mio contributo. Poche ore fa, non stavo nella pelle per l’emozione. Il colonnello in persona ha consegnato a me e agli altri soldati della classe del 1997 un coltello e un mucchietto di polverina bianca. Ci ha spiegato che quella cosa che chiamava farina magica avrebbe moltiplicato le nostre forze e ci avrebbe reso invincibili. E poi ci ha illustrato la strategia; a noi spettava il massimo dell’onore, ossia l’ordine di sferrare il primo attacco, di avventarci per primi contro i cani maledetti, contro gli unici responsabili della nostra sofferenza. Nessuna paura, solo volontà e determinazione di compiere la volontà di Dio e sconfiggere le forze del male. E poi la madre di tutte le battaglie ha avuto inizio; la farina magica ha pervaso il mio corpo di una potenza inaudita. Sentivo solo voglia di urlare con quanto fiato avevo in corpo e di volare attraverso quelle poche centinaia di metri di terreno che ci separavano dai primi nemici.
Ed ora sto correndo come un fulmine verso la gloria, impugnando il mio coltello. Sento delle raffiche di mitra e mi sforzo ancora di più. I proiettili dei cani maledetti non possono nulla contro di noi. Li sento, mentre mi colpiscono come punture di fastidiosi insetti a una gamba, una mano, una spalla. Ma ormai sono vicino, intuisco di avercela quasi fatta e continuo a correre. Fino a quando non appoggio un piede dove non avrei dovuto: i nostri addestratori ci avevano messi in guardia contro quegli oggetti chiamati mine antiuomo. Sento una vampata di calore provenire dal basso e una tremenda esplosione. Faccio appena in tempo a realizzare cosa sta succedendo che vengo investito da una scarica di chiodi, schegge di metallo, cocci di vetro, biglie di piombo. Nessun dolore, solo volontà e determinazione. Finché non cado a terra, mi si chiudono gli occhi e tutto diventa buio.”
Sul campo di battaglia, non c’è gloria nella desolazione della sera. Solo una distesa di cadaveri, tra cui quello di un bambino con un numero tatuato sul braccio.
Ma finalmente siamo arrivati alla battaglia che cambierà il corso della storia. Siamo alla resa dei conti, e io sono qui a dare il mio contributo. Poche ore fa, non stavo nella pelle per l’emozione. Il colonnello in persona ha consegnato a me e agli altri soldati della classe del 1997 un coltello e un mucchietto di polverina bianca. Ci ha spiegato che quella cosa che chiamava farina magica avrebbe moltiplicato le nostre forze e ci avrebbe reso invincibili. E poi ci ha illustrato la strategia; a noi spettava il massimo dell’onore, ossia l’ordine di sferrare il primo attacco, di avventarci per primi contro i cani maledetti, contro gli unici responsabili della nostra sofferenza. Nessuna paura, solo volontà e determinazione di compiere la volontà di Dio e sconfiggere le forze del male. E poi la madre di tutte le battaglie ha avuto inizio; la farina magica ha pervaso il mio corpo di una potenza inaudita. Sentivo solo voglia di urlare con quanto fiato avevo in corpo e di volare attraverso quelle poche centinaia di metri di terreno che ci separavano dai primi nemici.
Ed ora sto correndo come un fulmine verso la gloria, impugnando il mio coltello. Sento delle raffiche di mitra e mi sforzo ancora di più. I proiettili dei cani maledetti non possono nulla contro di noi. Li sento, mentre mi colpiscono come punture di fastidiosi insetti a una gamba, una mano, una spalla. Ma ormai sono vicino, intuisco di avercela quasi fatta e continuo a correre. Fino a quando non appoggio un piede dove non avrei dovuto: i nostri addestratori ci avevano messi in guardia contro quegli oggetti chiamati mine antiuomo. Sento una vampata di calore provenire dal basso e una tremenda esplosione. Faccio appena in tempo a realizzare cosa sta succedendo che vengo investito da una scarica di chiodi, schegge di metallo, cocci di vetro, biglie di piombo. Nessun dolore, solo volontà e determinazione. Finché non cado a terra, mi si chiudono gli occhi e tutto diventa buio.”
Sul campo di battaglia, non c’è gloria nella desolazione della sera. Solo una distesa di cadaveri, tra cui quello di un bambino con un numero tatuato sul braccio.